
La Rassegna di teatro, clown e circo contemporaneo è sostenuta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, dalla Regione Emilia Romagna, dal Ministro della Cultura e la ditta “Amada” che ha voluto sostenere con il proprio contributo lo spettacolo “Il figlio migliore” di Quinta Parete (Sassuolo) ed è in collaborazione con ASP-Città di Piacenza, Bistrò Sociale «Piccoli Mondi».
TEATRO CONTEMPORANEO – BIGLIETTO 15€ – RIDOTTO 10€ – BIGLIETTERIA ONLINE su ticket.cinebot.it/manicomics
opera di Copi – uno spettacolo di Andrea Adriatico – cura Saverio Peschechera, Giovanni Santecchia, Anas Arqawi – scene e costumi Andrea Cinelli con la consulenza di Maurizio Bovi – fotografia Raffaella Cavalieri – produzione Teatri di Vita – con il sostegno di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura
Il frigo è uno dei testi teatrali più vorticosi di Copi, dove si ritrovano concentrati i suoi temi e le sue manie, a cominciare dai sessi indefiniti, sullo sfondo dell’incommensurabile solitudine di una donna chiusa in casa, che inganna fobie e angosce immaginando personaggi che la vengono a trovare più o meno assurdi e minacciosi. A incarnare la protagonista è Eva Robin’s. Ironica, affascinante, cinica: così si presenta in scena, con un monologo che sembra scritto appositamente per lei, in un vorticoso crescendo di parole e situazioni da fumetto tragicomico come in un trip lisergico. Nel Frigo c’è tutta la teatralità cinica e pungente del grande franco-argentino Copi, morto di Aids nel 1987, celebre per i fumetti della Donna Seduta e per la sua capacità di ridere con sprezzante ironia delle disgrazie e delle ingiustizie della commedia umana. Nel Frigo, su uno sfondo pop iperrealistico, si avvicendano sequenze strampalate, in una girandola caleidoscopica che ruota attorno all’improbabile apparizione di un frigo nel salotto di una ex indossatrice sul viale del tramonto. Che si confonde con altri personaggi generati da quest’incubo: una psicanalista svitata, una madre crudele, una serva irriverente, un editore megalomane, un… topo! Cosa aspettate? Nel Frigo spuntato nel salotto di Eva Robin’s c’è posto anche per voi. Tra un cane incontinente e un topo innamorato…
Copi, ovvero Raúl Damonte Botana è stato un artista oltre i confini: confini geografici, attraversati per fuggire in Francia dall’Argentina peronista; di lingua, con una scrittura fra spagnolo e francese; di genere, con la creazione di personaggi oltre i sessi e le identità, in un universo transgender e folle: topi che parlano, transessuali che partoriscono, astronaute che esplodono, morti che si rialzano… La sua opera spazia dal teatro alla narrativa al fumetto, con la creazione della Donna seduta, personaggio iconico della rivista Linus. È morto a 48 anni, nel 1987, a causa dell’Aids.
EVA ROBIN’S
La più popolare attrice transessuale italiana, anche se si definisce più androgino che ermafrodito. L’unica che ha saputo imporsi, sempre e con successo, in qualsiasi campo artistico: moda, teatro, televisione e soprattutto cinema. Parla di sé come di una persona “aggressiva, timida, vivace, pragmatica, spavalda, introversa”, ma in tre semplici parole potremo affermare che è unicamente ironica, affascinante e cinica. Con prudenza e parsimonia, dotata di un dolcissimo sorriso, pelle morbida e una voce suadente, ha saputo costruirsi un personaggio raffinato e senza la minima volgarità, facendo dell’ambiguità una delle ragioni del suo successo. Dai servizi fotografici per riviste erotiche al lavoro come modella, dalla cantante al mestiere di attrice. Il suo nome proviene da Eva Kant, personaggio del fumetto cult delle sorelle Giussani “Diabolik”, mentre il suo cognome è ispirato allo scrittore Harold Robbins, autore di “L’uomo che non sapeva amare”.
È la Spagna, con José Antonio de la Loma, ad aprirle le porte del cinema, è il 1976 ed Eva recita in La Nueva Marylin, a cui seguiranno altre 5 pellicole spagnole. Per il primo ruolo tutto italiano dobbiamo aspettare l’horror Tenebre (1982) di Dario Argento, poi si dedicherà alla televisione a cominciare da “Lupo Solitario” (1987), programma televisivo con Susy Bladi, Patrizio Roversi, i gemelli Ruggeri e Vito (verranno a ruota “Matrioska” e “L’Araba Fenice”), per finire con “Valentina” telefilm in 19 episodi, andato in onda su Italia 1, con Demetra Hapmton (prima serie tv vietata ai minori di 14 anni). La televisione le regala la tanto aspirata notorietà e nel 1989 tiene testa a Tomas Milian, Nathalie Baye e Elliott Gould in Gioco al massacro di Damiano Damiani nel ruolo di Rosita. I primi anni Novanta sono quelli della consacrazione. Nel 1993, i critici teatrali titolano “È nata una stella” e la acclamano come una straordinaria attrice, dopo averla vista recitare sul palco il ruolo che fu della Magnani in “La voce umana” di Jean Cocteau per la regia di Andrea Adriatico. Non si fa attendere anche il seguente riconoscimento cinematografico, l’anno successivo, con Belle al bar di Alessandro Benvenuti (che poi la inserirà anche nel cast di I miei più cari amici, nel 1998) con l’indimenticabile ruolo di Giulia/Giulio, squillo transessuale, dalle parrucche viola e dai vestiti da vamp, assai richiesta che turba i sogni e la realtà di suo cugino Leo (Alessandro Benvenuti). Ancora un po’ di cinema con Luna e l’altra (1996) di Maurizio Nichetti e il thriller Cattive inclinazioni (2003) con una ritrovata Florinda Bolkan ed Elisabetta Cavallotti; non dimentica il piccolo schermo con la seconda serie de “Il bello delle donne” nel ruolo della transessuale Pola e con la trasmissione “Primadonna” di Gianni Boncompagni e nel 2005 torna anche a teatro diretta ancora una volta da Andrea Adriatico nel monologo dell’autore argentino Copi “Il Frigo”. Oggi, è da sempre impegnata nella cura e nella prevenzione dell’Aids e si dedica anche all’Italian Miss Alternative Show, pittoresco concorso di bellezza bolognese per bellezze ambigue, dacché è icona del mondo GLBT che la ricordano soprattutto per una sua massima detta anche la “Legge di Robin’s”: “Nel