
progetto a cura di Manicomics TeatroCirco,
realizzato grazie al contributo di Fondazione di Piacenza e Vigevano, Regione Emilia Romagna, Ministero della Cultura
e con il contributo dei Comuni di Piacenza. del Comune di Alta Val Tidone, Comune di Bobbio, Comune di Cadeo, Comune di Carpaneto, Comune di Castel San Giovanni, Comune di Gazzola, Comune di Gossolengo, Comune di Gragnano Trebbiense, Comune di Podenzano, Comune di Rivergaro, Comune di Rottofreno, Comune di Travo, Comune di Vigolzone, in collaborazione ASP-Città di Piacenza.
Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito
CLOWN CONTEMPORANEO
con Ruben Manenti, Alessandro Rigoletti regia di Renzo Vescovi Il TTB ringrazia Alberto Gorla
Non è forse vero che prevale la tristezza, la preoccupazione, l’accoramento? E allora quel che ci vuole è un cordiale. Abbiamo pensato così, quando ci siamo decisi a riportare allo scoperto una delle linee di ricerca che ha caratterizzato, fin dall’inizio, il Teatro Tascabile: la strada del clown. Ci siamo detti: “non è forse vero che proprio lui, il clown, è oggi il vero simbolo del teatro, più ancora di Amleto o Arlecchino? E che il teatro tutt’intero, in questi giorni di crisi e di tagli, rischia di far fiasco, di fare un salto mortale?”. E allora tiriamoci su con un cordiale. Proviamo a ridere. Bianco e Augusto se ne stanno lì, hanno bisogno di così poco: abiti semplici, qualche oggetto, esigenze tecniche ridotte quasi a niente. Lo spettacolo è tutto qui: un dialogo fatto di salti mortali, di finti schiaffi e pugni. Fatto di lombardo, di francese maccheronico, di un italiano aulico che si scontra con i costumi da clown, fatto di ritmo e di prodezze, fatto di poesia materiale. Perché Bianco e Augusto sono clown, e se questo può sembrare poca cosa, o un tema troppo semplice per uno spettacolo, è solo perché non sempre si riconosce la complessità del comico. Che è la base stessa del teatro. I due si insultano, si minacciano. Parlano solo tra loro e solo dei fatti loro: ma, come accade coi clown, il pubblico è come se stesse in scena, con Bianco e Augusto che sembrano immersi solo in un legame reciproco fatto di ostilità esibita e di un ben protetto affetto. In un attimo possono smettere il loro fitto colloquio per occhieggiare una spettatrice, per rivolgersi a uno spettatore. Sbagliano anche le azioni più semplici, come si conviene adue clown. E poi rimediano con un’azione acrobatica. Jacques Lecoq – che è uno che di clown ne sapeva certopiù di noi – ha detto che il clown è colui che fa fiasco e così porta lo spettatore al proprio fianco, anzi lo mette in condizioni di superiorità. Ma non basta sbagliare una cosa qualsiasi. Anche lo sbaglio dev’essere difficile: una prodezza.
Il lavoro del clown è questo: mostrare il fiasco. E non averne paura. Per questo non dipendono dagli spazi che li ospitano: teatri, strade, piazze, carceri, scuole o giardini. Per loro fa lo stesso.
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