
NOTE DI REGIA
Una clown in scena. O forse più di una; moltiplicata, frammentata, scivolata nei mille specchi della tragedia. Medea non è più la maga, la barbara, l’assassina: è un corpo che inciampa, un volto che ride mentre piange, un’anima che si spoglia delle maschere che le hanno assegnato.
In ME.dea il linguaggio del clown contemporaneo incontra il pensiero di Christa Wolf, che, nella sua Medea, non racconta il mostro ma la straniera, la diversa, la donna che si rifiuta di piegarsi al potere e per questo viene condannata. Uno scrittura che svela l’autore originale del mito, Euripide, come corrotto e servo del potere. E il mito diventa tragicommedia. Lo spettacolo fa parlare le “voci” del romanzo: Giasone, Creonte, Glauce, Merope, Medea stessa. Ma appaiono trasfigurati anche il vello d’oro, Aspirto, gli stessi figli di Medea. Ogni voce è una metamorfosi clownesca, una maschera che scivola addosso al corpo, un gioco di cadute, di silenzi e di sguardi. Il riso non attenua la tragedia, la rivela. Il ME diventa NOI.
Sul palco una figura fragile e potente, che trasforma la crudeltà del mito in poesia fisica, in paradosso comico, in un rito collettivo di smascheramento. Una clown che diviene l’Anima di Medea in uno spettacolo che invita lo spettatore a ridere, e subito dopo a domandarsi: da chi abbiamo imparato a ridere? E di chi?
una produzione Manicomics Teatrocirco
in collaborazione con Casa Clizia Aps
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